3) Descartes. La morale provvisoria.
Il filosofo si sente immerso in un clima di relativismo morale,
che non approva e che vuole superare con l'appoggio della ragione.
A questo proposito egli prevede un lavoro di lungo periodo. Nel
frattempo la necessit di una morale provvisoria  espressa con
una metafora: mentre lavoriamo per la costruzione della casa dove
andremo ad abitare, dobbiamo provvedere a trovare un alloggio
provvisorio dove sia possibile alloggiare comodamente finch
durano i lavori.
R. Descartes, Discorso sul metodo, Parte terza (pagine 137-139)

Prima di por mano alla ricostruzione della casa che abitiamo, non
basta abbatterla e provvedere ai materiali e all'architetto, o
farci noi stessi architetti e averne anche disegnato accuratamente
il progetto; occorre, anzitutto, provvedersi di un altro alloggio,
dove sia possibile abitare comodamente finch durano i lavori.
Cos io, per non restare irresoluto nelle mie azioni mentre la
ragione mi obbligava ad esserlo nei miei giudizi, e per non
rinunziare sin da allora a vivere quanto mi era possibile
felicemente, mi formai una morale provvisoria, la quale si
riduceva a tre o quattro massime che mi piace qui esporre.
La prima era di obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese,
serbando fede alla religione nella  quale Dio mi ha fatto la
grazia di essere educato sin dall'infanzia, e regolandomi nel
resto secondo le opinioni pi moderate, lontane da ogni eccesso, e
comunemente seguite dalle persone pi assennate, con le quali
dovevo vivere. Io avevo deciso, infatti, di prenderle tutte in
esame, ma poich dovevo cominciare a non tener conto delle mie
proprie, riconoscevo giusto di seguire intanto quelle dei pi
assennati. E bench fra Persiani e Cinesi ci siano forse uomini
assennati quanto fra noi, mi pareva molto pi utile regolarmi alla
maniera di coloro con i quali dovevo condur la mia vita. Per saper
poi quali fossero veramente le loro convinzioni, pensavo che mi
convenisse far attenzione pi alle loro azioni che alle loro
parole: non solo perch nella corruzione del costume pochi oggi
vogliono dire tutto quello che pensano, ma anche perch molti
l'ignorano essi stessi. L'atto del pensiero, infatti, per cui si
crede una cosa,  diverso da quello per il quale si conosce di
crederla: s che l'uno non implica l'altro. E fra parecchie
opinioni ugualmente accolte sceglievo le pi moderate: sia perch
in pratica sono sempre le pi comode e verosimilmente le migliori,
ogni eccesso essendo di solito cattivo; sia anche perch,
prendendo la via di mezzo, nel caso che avessi sbagliato, mi sarei
trovato sempre meno lontano dal retto cammino che se avessi preso
uno dei partiti estremi. Tra gli eccessi ponevo, in particolare,
tutte le promesse per le quali si limita in qualche modo la
propria libert. Non gi ch'io disapprovassi quelle leggi, che per
rendere duraturo qualche buon proposito se uno ha lo spirito
debole, o anche soltanto per garantire il commercio in cose di per
s indifferenti, permettono di far voti o contratti che obbligano
a perseverarvi; ma, non vedendo cosa alcuna al mondo durar sempre
allo stesso stato, e poich per conto mio mi ripromettevo di
perfezionare sempre pi i miei giudizi, e non gi di renderli
peggiori, dovevo considerare come grave offesa al buon senso
obbligarmi ad approvare sempre come buona una cosa quand'anche
cessasse di esserlo o io pi non la ritenessi tale.
La seconda massima era di esser fermo e risoluto, per quanto
potevo, nelle mie azioni, e di seguire anche le opinioni pi
dubbie, una volta che avessi deciso di accettarle, con la stessa
costanza come se fossero le pi sicure: imitando in ci i
viaggiatori, i quali, se si trovano smarriti in una foresta, non
debbono aggirarsi ora di qua e ora di l, e tanto meno fermarsi,
ma camminare sempre nella stessa direzione, e non mutarla per
deboli ragioni, ancorch l'abbiano scelta a caso, perch, cos,
anche se non vanno proprio dove desiderano, arriveranno per lo
meno alla fine in qualche luogo dove probabilmente si troveranno
meglio che nel fitto della boscaglia. E cos, quando, come spesso
accade nella vita, le azioni non ammettono indugio, e non sia in
poter nostro discernere le opinioni pi vere, non c' dubbio
alcuno che dobbiamo seguire le pi probabili; e se pure non
notiamo maggiore probabilit nelle une che nelle altre, bisogna
bene nondimeno determinarci per alcune, e considerarle perci in
sguito, praticamente, non pi come dubbie, anzi come verissime e
certissime, in quanto tale  la ragione che ce le ha fatte
preferire alle altre. Questa considerazione bast a liberarmi,
d'un tratto, dai pentimenti e rimorsi che sogliono agitare la
coscienza degli spiriti deboli e sempre oscillanti, i quali si
lasciano andare, nell'agire, a cose che l per l giudicano buone
e subito dopo mal fatte.
La mia terza massima fu di vincere sempre piuttosto me stesso che
la fortuna, e di voler modificare piuttosto i miei desideri che
l'ordine delle cose nel mondo; e in generale di assuefarmi a
credere che nulla all'infuori dei nostri pensieri  interamente in
nostro potere, in modo che, quando abbiam fatto del nostro meglio
riguardo alle cose che son fuori di noi, se qualcosa non ci
riesce, vuol dire ch'essa non dipende assolutamente da noi. Questa
considerazione mi parve sufficiente a impedirmi di nulla
desiderare per l'avvenire ch'io non potessi acquistare, e cos a
farmi contento. La nostra volont, infatti, non  portata
naturalmente a desiderare se non le cose che l'intelletto le
rappresenta come possibili: per cui, abituandoci a riguardare
tutti i beni che son fuori di noi come ugualmente lontani dal
nostro potere, non proveremo maggior rimpianto di venir privati
senza nostra colpa di quelli che paion dovuti alla nostra nascita,
che di non possedere i regni della Cina o del Messico. E facendo,
come suol dirsi, di necessit virt, non desidereremo di esser
sani quando siamo malati, o d'esser liberi quando siamo in
prigione, pi di quanto non desideriamo ora di avere un corpo
d'una materia cos poco corruttibile come il diamante o ali per
volare come gli uccelli.
Confesso che c' bisogno di un lungo esercizio e di una
meditazione spesso ripetuta per abituarsi a riguardare in questo
modo tutte le cose; e credo che in questo principalmente
consistesse il segreto di quei filosofi che hanno potuto in altri
tempi sottrarsi all'impero della fortuna e, malgrado i dolori e la
povert, gareggiare in felicit con i loro di. I limiti
prescritti all'uomo dalla natura erano a essi ognora cos
presenti, che ci solo bastava a dar loro la perfetta convinzione
di non essere padroni di nulla se non dei propri pensieri, e per
di doversi staccare da tutte le altre cose per poter disporre di
se stessi assolutamente: non a torto, quindi, si stimavano pi
ricchi e pi potenti, pi liberi e pi felici di tutti gli altri
uomini, che sforniti della loro filosofia, per quanto favoriti
dalla natura e dalla fortuna, non erano in grado di disporre di se
stessi secondo la propria volont.
In fine, a conchiusione di questa morale, mi proposi di fare una
rassegna delle diverse occupazioni degli uomini nella vita per
scegliere quella che fosse la migliore per me. Ma, per tacere
delle altre, vidi che la migliore era per me quella in cui gi mi
trovavo. Dovevo, dunque, continuare in essa e impiegare tutta la
mia vita a coltivare la mia ragione e a progredire per quanto
potessi nella conoscenza della verit secondo il metodo che mi ero
prescritto. Da questo metodo, infatti, avevo ricavato gi tali
soddisfazioni che non credevo potessero essercene di pi dolci e
innocenti in questa vita; e via via che scoprivo per mezzo suo
verit importanti e comunemente ignorate dagli altri, la
soddisfazione cresceva e mi riempiva l'animo talmente che ogni
altra cosa mi era indifferente.
Anche le tre massime precedenti, del resto, convergevano al mio
proposito di continuare a istruirmi: poich, avendo Dio dato a
ciascuno di noi qualche lume per discernere il vero dal falso, io
non avrei creduto di dovermi contentare mai delle opinioni altrui
se non mi fossi insieme proposto di esaminarle con la mia propria
testa a suo tempo, e non mi sarei liberato di ogni scrupolo nel
seguirle se ci mi avesse impedito di trovarne eventualmente di
migliori. Ed in fine io non avrei saputo limitare i miei desideri
e contentarmi, se non col pensiero di seguire, cos, un cammino
sicuro per acquistare tutte le conoscenze di cui ero capace, e
per anche tutti i veri beni che fossero in mio potere. La nostra
volont, infatti, per s, non  portata a seguire o a fuggire cosa
alcuna se non in quanto l'intelletto gliela presenta buona o
cattiva; e dunque basta giudicar bene per ben fare, e giudicare il
meglio che si pu per fare anche in tutto il proprio meglio, ossia
per acquistare tutte le virt e insieme tutti gli altri possibili
beni. E non si pu non essere contenti quando si  certi che 
cos.
Dopo di essermi cos assicurato di queste massime e averle messe
da parte insieme alle verit della fede che sono state sempre le
prime fra le mie credenze, ritenni di poter cominciare, per tutto
il resto delle mie opinioni, a disfarmene liberamente. E sperando
di venirne meglio a capo nella conversazione con gli altri uomini
che rimanendo pi a lungo rinchiuso nella stanza in cui avevo
avuto questi pensieri, prima ancora che finisse l'inverno mi
rimisi in viaggio. Per tutti i nove anni seguenti non feci che
vagare qua e l per il mondo, cercando di essere pi spettatore
che attore nelle commedie che vi si rappresentano: facevo
riflessione, cos, particolarmente, in ogni materia, su le cose
che la rendono sospetta, e possono quindi pi facilmente trarre in
inganno, e intanto sradicavo in tal modo dal mio spirito gli
errori che vi si erano prima potuti insinuare. Io non intendevo
per questo d'imitare gli scettici, i quali dubitano per dubitare e
affettano d'esser sempre irresoluti nel giudizio; ch, anzi, tutti
i miei propositi erano di raggiungere la certezza, e se scansavo
la terra mobile e la sabbia era solo per trovare la roccia o
l'argilla. E la cosa mi riusciva, pare, assai bene: tanto che,
mentre cercavo di scoprire, non con deboli congetture, ma con
ragionamenti chiari e sicuri, la falsit o incertezza delle
proposizioni prese in esame, non ne trovavo mai di cos dubbie che
non potessi trarne qualche conchiusione abbastanza certa: per lo
meno, questa, che non contenevano nulla di certo. E come
nell'abbattere un vecchio edificio si serbano di solito i
materiali ancora utili alla costruzione di quello nuovo, cos nel
distruggere le mie opinioni che ritenevo mal fondate, facevo
parecchie osservazioni e acquistavo varie esperienze, utilizzate
poi a stabilire opinioni pi sicure.
R. Descartes, Opere, Laterza, Bari, 1967, volume primo, pagine 144-
149.
